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Long-Test: Dutton Surf 4WD

Giorgio Rosato | 07 novembre 2014 16:19

Long-Test: Dutton Surf 4WD

Dall’Arun River al lago di Viverone       

 

Dalle  onde  agitate  di  uno  dei  maggiori  fiumi  affacciati  sul  Canale  della  Manica  alle  tranquille  acque  di  un  lago  piemontese  di  origine  glaciale  a  bordo  del  fuoristrada  anfibio  Dutton  Surf,  dopo  aver  effettuato  anche  una  lunga  maratona  autostradale  di  circa  1.300  chilometri  tra  Gran  Bretagna,  Francia  e  Italia.

 

Nella primavera scorsa ci siamo recati a Littlehampton (West Sussex), una rinomataLong-Test: Dutton Surf 4WD stazione turistica situata sul Canale della Manica a circa un centinaio di chilometri a SW di Londra, per realizzare un test-drive sul Dutton Surf 4WD, uno dei più noti veicoli anfibi presenti sul mercato prodotti in piccola serie su ordinazione.  Tim Dutton, titolare della omonima azienda (Tim Dutton Amphibious Cars) ci aveva messo a disposizione per una giornata uno dei suoi modelli dimostrativi utilizzati per i giri di prova  con giornalisti e futuri acquirenti.  Nel corso dei test effettuati lungo il corso del fiume Arun  abbiamo avuto modo di provare il veicolo sia nella marcia su strada che in alcune sessioni di navigazione, effettuate sempre con Tim a bordo come nostro istruttore poiché la nostra conoscenza del mezzo con ci consentiva di avventurarci da soli in acqua.  Come abbiamo riportato ampiamente nel corso del nostro test-drive, le impressioni sul Dutton Surf sono state molto positive anche se eravamo ben consapevoli che (per motivi di tempo eLong-Test: Dutton Surf 4WD per scarsa esperienza) non avevamo potuto sfruttare appieno tutte le potenzialità del veicolo.  Si imponeva anche in questo caso uno dei nostri tradizionali “long-test”, nel corso dei quali avremmo potuto avere a disposizione il veicolo per un tempo sufficientemente lungo da poterlo testare sia in acqua che su strada.  Contattato di nuovo Tim Dutton ci siamo accordati per una nuova prova che stavolta, oltre alle normali prove di navigazione sul fiume Arun, ci avrebbe consentito anche di tornare in Italia con il veicolo per effettuare delle nuove prove di navigazione su uno dei laghi del Canavese.

 

Tecnica di guida

Long-Test: Dutton Surf 4WDLa prima tappa fondamentale, indispensabile per la realizzazione del nostro long-test in condizioni di massima sicurezza, era quella di effettuare un corso di “full-immersion” di guida anfibia, allo scopo di conoscere il meglio possibile il Dutton Surf e poterci avventurare da soli in acqua.  Arriviamo a Littlehampton in una calda giornata di fine estate, insolitamente assolata per le latitudini britanniche, e Tim ci mostra subito il veicolo che ha preparato per il nostro long-test.  Si tratta di un modello nuovo, appena finito di costruire, che rispetto a quelli finora realizzati presenta diverse innovazioni alcune delle quali appositamente studiate per migliorarne la manovrabilità in acqua.  Il primo giorno di permanenza a Littlehampton lo dedichiamo interamente all’apprendimento delle principali operazioni di utilizzo del veicolo, rappresentato dalle manovre di entrata e uscita dalle rampe di accesso in acqua.  Come nelLong-Test: Dutton Surf 4WD corso del precedente test, in teoria tutto sembra facile e di immediata comprensione ma per metabolizzare a fondo le varie modalità riguardanti il passaggio dalla trazione sulle ruote a quella idrogetto occorre un pò di tempo e numerosi tentativi.  Soprattutto tenendo conto che il nostro “istruttore” è anche il progettista e il costruttore del mezzo, oltre a vantare un’esperienza di 25 anni (1989-2014) nella produzione di veicoli anfibi.   Abbiamo ancora qualche esitazione, soprattutto nella fase di entrata in acqua, ma il secondo giorno di prove (quando Tim ci affida ad un suo collaboratore) le lezioni si rivelano molto più efficaci e già nel primo pomeriggio siamo ormai in grado di navigare senza istruttori a bordo.

 

Off-Shore sull’Arun River

Long-Test: Dutton Surf 4WDSiamo arrivati al terzo giorno di prova a Littlehampton e l’idea di aver a disposizione il Dutton Surf per scorrazzare senza limiti di tempo lungo il fiume ci elettrizza e ci riempe di emozione.  Cercheremo di mettere in pratica tutte le nozioni apprese nei giorni precedenti e, per motivi di sicurezza, decidiamo di navigare esclusivamente lungo l’Arun river in quanto Tim ci ha sconsigliato di avventurarci in mare poiché alla foce del fiume la corrente è molto forte e potremmo avere dei problemi.  Entriamo in acqua dalla rampa del “Littlehampton Yacht Club”, situato a poche centinaia di metri dalla Dutton Factory, per iniziare la risalita dell’Arun in direzione di Arundel.  Dopo una breve navigazione arriviamo nei pressi del famoso “Harbour Lights Cafè” (uno dei principali meeting-point situati lungo la riva sinistra del fiume), dove si trova una larghissima rampa di entrata/uscita situata proprio di fronte alla stazione di pronto interventoLong-Test: Dutton Surf 4WD della guardia costiera.  Decidiamo di effettuare una prima uscita di prova, approfittando dell’alta marea che ci consente di appoggiare subito le ruote sulla superficie di cemento della rampa; il passaggio dalla trazione idrogetto a quella sulla ruote si svolge senza problemi e dopo alcuni minuti parcheggiamo proprio davanti all’Harbour Lights Cafè per gustare uno dei deliziosi cake made in England.  Riprendiamo la navigazione decisi a spingergi per alcune miglia verso nord cercando, oltre a raccogliere dati sulla manovrabilità del Dutton in acqua, di farci anche un’idea sui consumi di carburante.  Poiché non abbiamo il contamiglia a bordo, dobbiamo utilizzare il comune parametro adottato sulla maggior parte delle imbarcazioni, che fa riferimento al consumo calcolato in base alle ore di navigazione.  A tale scopo abbiamo fatto il pieno ieri sera e il nostro serbatoio ha una capacità di 40 litriLa corrente del fiume èLong-Test: Dutton Surf 4WD abbastanza sostenuta, ma il Dutton Surf avanza senza problemi, anche se la velocità non è certo quella di un hovercraft.  Le regole fondamentali, suggerite da Tim sia durante il primo test drive della primavera scorsa, sia nel corso intensivo di questi giorni, sono praticamente riassumibili in due condizioni essenziali: viaggiare sempre in III marcia e non superare mai un regime di 1.800-2.000 giri al minuto.  Con la terza il motore gira tranquillo senza mai sforzare troppo e l’auto, anche togliendo completamente il piede dal gas per lunghi intervalli, non si spegne mai; in pratica è come se si avesse un cambio automatico che consente di ottimizzare la potenza senza ricorrere a brusche accelerazioni che in acqua risulterebbero assai meno efficaci rispetto alla normale marcia sulle ruote.   Provando a navigare con un'altra marcia più bassa il numero di giri sale considerevolmente ma non si registra alcun aumento nella velocità, mentreLong-Test: Dutton Surf 4WD con le marce più alte il motore tende presto a “sedersi”, soprattutto avanzando controcorrente.  Dopo alcune miglia, oltrepassati il ponte pedonale che unisce la città all’area nautica “Littlehampton Marina” e il ponte stradale della bridge road (A259) procediamo ancora per circa mezzo miglio fino ad una grossa ansa dove il fiume descrive un’ampia curva sulla sinistra.  Abbiamo impiegato circa quaranta minuti per arrivare fin qui per cui decidiamo di tornare indietro e invertiamo la marcia prima dell’inizio dell’ansa, all’altezza di una struttura segnaletica formata da una serie di tronchi piantati in acqua a pochi metri dalla riva sinistra.   La metà inferiore dei tronchi è completamente ricoperta di alghe, a testimonianza del notevole dislivello della portata del fiume causato dalle maree, mentre sulla sommità c’è un cartello segnaletico che ricorda di non superare in questo tratto la velocità massima di 6 nodi e mezzo.  Per unaLong-Test: Dutton Surf 4WD volta possiamo ignorare un cartello di limite di velocità in quanto il Dutton Surf raggiunge a fatica i 5 nodi per cui possiamo stare tranquilli di non incorrere in eventuali infrazioni.  La navigazione verso Littlehampton, grazie alla corrente a favore, si rivela molto più agevole e veloce rispetto al tratto effettuato in andata.  La forza dell’acqua riesce a far avanzare il veicolo anche senza dare gas, mentre schiacciando a fondo l’acceleratore si riesce persino ad avvertire una certa sensazione di velocità.  L’andatura è talmente spedita che per effettuare lo stesso tratto percorso controcorrente ci occorre appena un terzo del tempo impiegato all’andata, per cui in circa un quarto d’ora siamo di nuovo davanti all’Harbour Lights Cafè.  E’ ancora presto per rientrare e, stimolati dalla corrente a favore, decidiamo di proseguire ancora un pò in direzione della foce, per invertireLong-Test: Dutton Surf 4WD ovviamente di nuovo la marcia prima di arrivare a ridosso del mare.  Putroppo non valutiamo con l’attenzione necessaria le modalità con le quali l’Arun sfocia nel mare del Canale della Manica e senza rendercene conto ci spingiamo troppo oltre.  Basandoci sulla riva destra del fiume, protesa in mare molto più di quella sinistra, invertiamo la marcia quando ormai siamo già in mare.   Ora abbiamo contro una corrente fortissima e il Dutton, anche schiacciando a fondo l’acceleratore, sembra immobile in acqua.  Per alcuni istanti, interminabili, il nostro anfibio rimane completamente fermo, mentre su entrambi i lati scorre una enorme massa d’acqua la cui velocità sembra aumentare costantemente.  Sono circa le 14.00 ed è proprio l’orario peggiore per l’onda di marea che spinge dal fiume verso il mare.  Finalmente ad un certo punto il Dutton, seppur lentissimamente, inizia a muoversi e riusciamo a guadagnare qualcheLong-Test: Dutton Surf 4WD centimetro verso il centro della città.  Per agevolare la situazione rispolveriamo anche dagli archivi della memoria alcune reminiscenze scolastiche sulla dinamica dei fluidi, in base alle quali la corrente di un liquido che scorre all’interno di un vaso sanguigno (o di una qualsiasi altra struttura che la contiene) è minore lungo le pareti del condotto a causa dell’attrito esercitato dalle pareti sull’acqua, mentre al centro è massima.  Per questo decidiamo di spostarci su uno dei lati del canale, tenendo sempre d’occhio l’ecosandaglio (per evitare di navigare in acque troppo basse) e gli strumenti che segnalano la temperature del liquido di raffreddamento e del vano motore, per evitare eventuali fenomeni di surriscaldamento del motore che creerebbero ulteriori problemi.  Con questa tecnica i centimetri guadagnati istante dopo istante aumentano e ben presto il Dutton riesce ad avanzare a lenta velocità lungo il molo destro del fiumeLong-Test: Dutton Surf 4WD sotto gli occhi dei turisti che, forse incuriositi dal nostro mezzo, non si sono resi conto delle nostre difficoltà.  Dopo circa mezz’ora riusciamo finalmente ad arrivare all’altezza dell’Harbour Park Amusements, deviando subito dopo sulla sinistra per entrare nella rampa del “Littlehampton Yacht Club”.  Possiamo tirare un sospiro di sollievo e fare i nostri complimenti dal Dutton Surf 4WD.  Per la nostra prima giornata di navigazione in totale autonomia possiamo ritenerci soddisfatti e domani faremo sicuramente più attenzione evitando accuratamente di avventurarci nei pressi della foce.

 

On Road

Long-Test: Dutton Surf 4WDDopo la terza giornata di prove in navigazione, svoltasi senza problemi e dedicata soprattutto alla realizzazione di foto e video, è arrivato il momento della partenza per l’Italia.  Ma prima dobbiamo acquisire anche un pò di familiarità con il montaggio/smontaggio del tettuccio del Dutton.  La struttura realizzata da Tim per trasformare l’anfibio da roadster in station-wagon è formata da tre elementi principali.  Quello più grande, una volta fissate sulla carrozzeria le due strutture di sostegno (realizzate in tubolari in alluminio), viene a coprire l’intera parte posteriore del veicolo (estesa dal roll-bar centrale all’estremità del bagagliaio) e presenta tre finestre in plastica trasparente; quella posteriore, avvolgibile, è apribile mediante due chiusure lampo laterali.  Il pannello più piccolo costituisce in pratica il tettuccio dell’auto e si fissa anteriormente sul montante del parabrezza e posteriormente sul bull-bar; questo elemento risulta inoltreLong-Test: Dutton Surf 4WD particolarmente utile anche in acqua nelle giornate particolarmente calde, ed essere usato come tendalino parasole.  Completano il soft-top due strutture amovibili che fungono da vetri laterali, da fissare sul bordo delle portiere; queste ultime sono le uniche componenti che richiedono l’utilizzo di bulloni (uno per lato) mentre le altre due si fissano solo tramite bottoni metallici.  Dopo una nuova visita alla Dutton Factory, per le ultime raccomandazioni, lasciamo Littlehampton (con un pò di nostalgia) per dirigerci lungo la costa in direzione di Brighton.  Superata la fase di “acclimatazione” per la guida a sinistra (da non sottovalutare anche quando si ha una certa esperienza di guida in Gran Bretagna), raggiungiamo Brighton (33 km) in circa mezz’ora, proseguendo sempre a ridosso della Manica fino a Newhaven (14 km) dove ci attende il traghetto per la Francia.   ArriviamoLong-Test: Dutton Surf 4WD con ampio anticipo sull’orario di partenza per cui possiamo effettuare anche una breve escursione lungo il mare per ammirare i grossi scogli che si affacciano sul Canale della Manica, e anche se siamo lontano dalle famose bianche scogliere di Dover le rocce a picco sul mare nei dintorni di Newhaven regalano panorami spettacolari.  Saliamo a bordo del traghetto intorno alle 23.00, per sbarcare a Dieppe alle 3.00 del mattino.  Per arrivare a Torino dobbiamo effettuare una lunga maratona autostradale di oltre 1.000 chilometri.  Inizia ora il vero long-test su strada e poiché la velocità massima consigliata su strada per il Dutton non deve oltrepassare gli 80 kmh, non c’è tempo per una sosta di relax per cui appena sbarcati dal traghetto ci mettiamo subito in marcia in direzione di Parigi.  E’ ancora notte fonda e la temperatura esterna a questa latitudine si aggira sui 15° per cui iniziamo il lungo viaggio di ritorno con il soft-topLong-Test: Dutton Surf 4WD completamente chiuso.  Approfittiamo della bassa temperatura per andare un pò più veloce anche perché, contrariamente a quanto temevano, la capote si rivela estremamente efficace in quanto non produce rumori fastidiosi e, soprattutto, non lascia entrare spifferi d’aria.  Tutto procede tranquillo e poco prima delle 8.00, essendo domenica, decidiamo di passare per il centro di Parigi transitando nel tunnel sotto l’Arco di Trionfo dopo aver attraversato in tutta la sua lunghezza l’Avenue degli Champs Elysées.  Non appena spunta il sole la temperatura all’interno dell’abitacolo inizia a scaldarsi e ben presto togliamo i finestrini laterali e, qualche ora più tardi, apriamo anche la finestra posteriore per agevolare la circolazione dell’aria.  Nelle ore più afose il caldo diviene quasi insopportabile e dal bocchettone del freno a mano fuorisce un getto d’aria caldissima che, oltre a rendere infuocato il tunnel di trasmissioneLong-Test: Dutton Surf 4WD (sul quale si rischia quasi di ustionarsi), alza la temperatura interna ai livelli di una sauna.  L’inconveniente è dovuto al fatto che la maxi-ventola di raffreddamento situata nel vano motore spinge l’aria nella parte posteriore e parte di essa entra inevitabilmente nell’abitacolo.  Tim sta già lavorando per trovare una soluzione e già dai prossimi modelli il problema dovrebbe essere risolto.  Per quanto riguarda la tenuta di strada il Dutton non si discosta praticamente di molto da un normale fuoristrada di serie di piccole dimensioni e, grazie al suo peso contenuto, anche l’aerodinamica dello “scafo” (molto pronunciato nella parte anteriore) non pone particolari problemi, a parte il fenomeno dello “schiaffo”.  Quando si viene sorpassati da un autobus o da un automezzo pesante il veicolo è scosso energicamente e all’’interno dell’abitacolo, soprattutto viaggiando senza finestrini laterali, si avverteLong-Test: Dutton Surf 4WD chiaramente il forte spostamento d’aria.  Per quanto riguarda la visibilità dal posto di guida va sottolineato che, grazie alle enormi superfici trasparenti presenti sul soft-top, la visuale si rivela ottima sia sulla parte anteriore che in quella laterale e posteriore; l’unica cautela da adottare è quella di prestare sempre molta attenzione (almeno nelle prime fasi di collaudo del veicolo) alle dimensioni e agli ingombri dell’ampia carena di prua che, seppur molto aerodinamica e rialzata nell’assetto (e quasi invisibile durante la navigazione) forma una sporgenza piuttosto rilevante sul frontale del veicolo.  Nella normale marcia su strada non si presentano particolari problemi, ma nelle manovre a bassa andatura su percorsi tortuosi, nel corso di un parcheggio, o all’interno di un garage (o come nel nostro caso, all’interno di un traghetto) bisogna valutare bene gli ingombri e regolarsi di conseguenza in presenza di eventuali ostacoli sullaLong-Test: Dutton Surf 4WD traiettoria.  La nostra marcia, soprattutto una volta individuata la velocità ottimale per evitare qualsiasi fenomeno di surriscaldamento, procede sicura e tranquilla verso Torino.  Attraversiamo quasi tutta la Francia e, superate le città di Lione e Digione arriviamo finalmente al traforo del Fréjus.  Dopo una dozzina di chilometri, all’uscita dal tunnel, siamo in Italia.  Ormai è già notte e l’autostrada presenta ampi tratti in discesa che ci consentono di aumentare un pò la velocità.   Ben presto, nonostante l’oscurità, si intravede maestosa sulla destra la Sacra di S. Michele, la cui imponente sagoma domina l’ingresso della Val di Susa.  Ancora una mezz’ora di marcia e arriviamo a Torino dopo aver percorso complessivamente da Littlehampton 1.285 chilometri.

 

Off-Shore sul Lago Viverone

Long-Test: Dutton Surf 4WDDopo un giorno di pausa, dedicato al relax e al check-up del nostro Dutton, continuiamo le prove di navigazione.  Ancora una volta in acque interne.  La meta prescelta è il lago di Viverone, un bacino di origine glaciale situato sull’estremo versante orientale del Canavese, a circa 60 chilometri da Torino, famoso per i suoi reperti archeologici risalenti all’Età del Bronzo.   Arrivati presso il Centro Nautico Tarello, ci prepariamo ad affrontare per la prima volta la navigazione all’interno di un lago.  Stavolta le condizioni ambientali, pur trattandosi sempre di acqua dolce, sono nettamente diverse da quelle affrontate a Littlehamton sull’Arun River.  Le correnti sono decisamente meno impetuose, oltre ad essere legate esclusivamente all’intensità del vento e al moto ondoso provocato dalle grosse imbarcazioni.  Anche le distanze percorribili sono condizionate dalleLong-Test: Dutton Surf 4WD dimensioni del bacino lacuale che, seppur classificandolo come il terzo lago più grande del Piemonte, è lungo appena 3,5 chilometri e nel tratto di maggiore ampiezza è largo 2,6 chilometri, mentre lo sviluppo costiero oltrepassa di poco i 10 chilometri.  Anche stavolta è forte l’emozione entrando in acqua, mentre il nostro varo è seguito con estremo interesse e curiosità da un folto numero di turisti la cui attenzione è catturata dal vivace colore giallo canarino del Dutton Surf e dalla sua capacità di navigare tra i gommoni e gli yacht ancorati sul molo del circolo nautico.  La giornata di pieno sole, con vento praticamente assente, rende la crociera migliore di qualsiasi previsione.  Anche la velocità, grazie alla totale assenza di correnti, sembra superiore a quella alla quale eravamo abituati e il motore avanza senza sforzi particolari.  In queste condizioni i valori della temperatura sono abbondantemente entro la norma, sia quella relativa al liquido di raffreddamento, sia quella del vanoLong-Test: Dutton Surf 4WD motore.  Per tenere sempre sotto controllo quest’ultima, Tim ha installato nel vano motore un termostato sensibile alla minima variazione di temperatura presente.  Sul cruscotto ha inoltre inserito una plancia con una serie di strumenti particolari tra i quali, oltre alla spia luminosa che segnale se la potente elettroventola è sempre in funzione, un termometro che evidenzia proprio la temperatura presente all’interno del vano motore.  Per evitare qualsiasi tipo di problema la temperatura non deve assolutamente salire sopra i valori di 75-80° C per cui, in caso di surriscaldamento, conviene fermarsi mettendo il cambio in folle, far girare un pò la ventola con il motore al minimo e spegnere quindi l’auto per un intervallo più o meno lungo riavviando il motore solo quando la temperatura è rientrata nella norma.  Un altro strumento peculiare presente a bordo del Dutton è l’ecoscandaglio, lo speciale ecometro cheLong-Test: Dutton Surf 4WD serve a misurare la profondità dell’acqua che utilizza la tecnologia sonar per valutare quanti metri separano il fondo dalla superficie di un’imbarcazione.  Sull’Arun River a Littlehampton abbiamo navigato sempre a pochi metri di profondità, ma qui sul lago già allontanandosi dalla costa la profondità aumenta progressivamente fino ad arrivare ai circa 70 metri presenti in alcuni punti al centro del lago (noi abbiamo registrato una profondità massima di 42 metri).  Sul lago inoltre l’ecoscandaglio si rivela prezioso nella navigazione sottocosta per evitare di finire in acque troppo basse, al di sotto dei 2 metri, dove si riscontra una diffusa presenza di alghe.  Queste sono insidiose soprattutto per i motori fuoribordo, ma anche l’idrogetto del nostro Dutton  potrebbe essere invaso da detriti navigando a lungo in acque troppo basse.  Nel caso di un fuoristrada anfibio inoltre le alghe rischiano di ricoprire i dischi dei freni, leLong-Test: Dutton Surf 4WD sospensioni e la marmitta per cui è consigliabile, una volta usciti dall’acqua, ispezionare accuratamente il fondo del veicolo ricorrendo se necessario ad una completa rimozione degli eventuali accumuli di alghe depositati sugli organi meccanici dell’auto.  A Viverone in estate è in servizio anche un piccolo battello turistico che percorre il lago da un’estremità all’altra e quando ci passa vicino solleva delle onde abbastanza alte che, se prese dal verso giusto, non creano problemi.  La traiettoria migliore è quella di frangere le onde in posizione perpendicolare alla loro direzione, o in diagonale, per evitare forti movimenti di rollio all’imbarcazione; il Dutton tuttavia regge bene le onde, soprattutto viaggiando in due (meglio ancora in quattro) e la linea di galleggiamento rimane sempre abbondantemente al di sopra del livello dell’acqua per cui si possono aprire le portiere senza problemi in caso di necessità.  Nel corso del nostro long-testLong-Test: Dutton Surf 4WD non poteva mancare la prova di retromarcia in acqua, anche se è noto che in questo caso la forza propulsiva dell’idrogetto si riduce drasticamente; inserita la retromarcia il veicolo si muove all’indietro molto lentamente, ma poter disporre di questa funzione può rivelarsi comunque utile in alcune situazioni di emergenza.      Ottima invece la direzionalità dimostrata dal Dutton in acqua: le ruote anteriori si comportano come un vero timone, mentre la piccola lamina inserita in corrispondenza dell’uscita del getto d’acqua (poco più grande di una carta di credito) contribuisce a migliorare l’impostazione della direzione.  Una nuova modifica apportata da Tim su quest’ultimo modello, basata su due aperture laterali ai lati della struttura dalla quale fuoriesce l’acqua spinta dall’idrogetto, migliora inoltre nettamente la manovrabilità nelle manovre estreme.  Girando completamente il volante da un lato oLong-Test: Dutton Surf 4WD dall’altro, e schiacciando a fondo l’acceleratore, il veicolo sembra quasi fermo in acqua ed inizia una rotazione su se stesso di 360 gradi che consente di invertire la rotta in uno spazio estremamente ridotto.  Caratteristica che apprezziamo molto quando torniamo in prossimità della rampa di accesso del circolo nautico per uscire dal lago; c’è un intenso traffico di natanti e per aspettare il nostro turno di salita siamo costretti a fare diverse evoluzioni prima di poter toccare terra.  Una volta fuori dall’acqua, prima della pulizia del fondo dalle alghe, occorre svuotare il Dutton dall’acqua eventualmente penetrata nel fondo del vano motore dalle fessure del cofano, o in quello posteriore, aspirata dalla rotazione dell’elica interna dell’idrogetto.  A tale scopo nel quadro comandi sul cruscotto ci sono le manopole che azionano le due pompe di sentina che svuotano entrambi i comparti (l’acquaLong-Test: Dutton Surf 4WD eventualmente presente fuoriesce da due bocchettoni situati sulla fiancata sinistra del veicolo).  A questo punto possiamo rientrare.  Il nostro long-test si è concluso e il Dutton Surf 4WD ha superato brillantemente tutte le prove “off-shore” e “on road” alle quali lo abbiamo sottoposto nel corso della nostra lunga prova.  Ma non abbiamo ancora finito.  Ora ci aspetta il battesimo del mare!

 



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