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Skoda Trekka (1966-1973): Made in New Zeland

| 28 agosto 2013 23:35

Autostory:  Skoda  Trekka  (1966-1973)

Realizzata  sulla  base  della  Skoda  Octavia  Combi, la  Trekka  è  il  primo  veicolo  interamente  progettato  e  costruito  in  Nuova  Zelanda  –  Prodotta  in  circa  3.000  esemplari, è  stata  esportata  anche  in  Australia  e  in  Indonesia, facendo  capolino  persino  in  Italia  nel  2003  in  occasione  della  50° Biennale  di  Venezia.


L'area del Sud Pacifico, molto appetibile dalla maggiori aziende automobilistiche internazionaliAutostory:  Skoda  Trekka  (1966-1973)  in questi anni di crisi (grazie ai grandi numeri di vendite che compensano le flessioni nei propri mercati nazionali), è destinata a svolgere un ruolo sempre più importante nel settore dell'automotive.   Ma le cifre e le statistiche relative a questa area sono riferite nella maggior parte dei casi alle importazioni che arrivano ai vari mercati internazionali poichè, com'è noto, nessun paese dell'area del Sud Pacifico possiede una propria industria automobilistica.  A parte alcune eccezioni nelle quali sono costruiti veicoli su licenza, come ad esempio in Australia dove il principale marchio (Holden) è inserito nella galassia General Motors.  Anche nella vicina Nuova Zelanda c'è stato un tentativo analogo verso la metà degli anni Sessanta quando apparve sullaAutostory:  Skoda  Trekka  (1966-1973)  scena la Skoda Trekka, un veicolo agricolo camuffato da fuoristrada che rappresentò all'epoca (1966) il primo veicolo prodotto nella terra dei kiwi.  Il progetto nasce dalla particolare situazione politica perseguita dai governi neozelandesi a partire dagli inizi degli anni Cinquanta che, a causa delle rigide norme che regolamentavano l'importazione di prodotti esteri, rendevano particolarmente costose le auto che arrivavano dal resto del mondo.  Prodotto tra il 1966 e il 1973 in circa 3.000 esemplari, la Skoda Trekka è l'unico veicolo progettato e costruito in Nuova Zelanda, ed era disponibile sia nella versione SW che in quella pick-up con tettuccio in tela o hard-top in vetroresina.  Il telaio e il motore erano quelli della Skoda Octavia Combi prodotta verso la fine degli anni Cinquanta.Autostory:  Skoda  Trekka  (1966-1973)    Assai simile esteticamete alla Land Rover di II e III Serie, anche se decisamente meno performante a causa della mancanza delle quattro ruote motrici, la Skoda Trekka era equipaggiata della sola trazione posteriore e montava un motore a benzina a quattro cilindri di 1.2 litri che sviluppava una potenza massima di 47 CV.  L'allestimento del veicolo, che riscosse subito un grande successo di vendita, era curato inizialmente dalla ditta "Phil Andrews Motor Lines", importatore Skoda in Nuova Zelanda, ma la produzione passò successivamente alla "Motor Holdings", un assemblatore locale indipendente.  Il segreto del successo della breve vita della Trekka va ricercato nel fatto che la maggior parte delle componenti dei veicolo era prodotta in Nuova Zelanda, assicurandoAutostory:  Skoda  Trekka  (1966-1973)  costi contenuti nella fase post-vendita e, soprattutto, nella gestione dei ricambi e nella manutenzione; oltre ai prezzi irrisori delle componenti meccaniche della Skoda, ceduti facilmente all'epoca dal regime comunista della Cecosvolacchia, che rendevano la Trekka uno dei veicoli più economici disponibili in Nuova Zelanda.  Nel corso della sua breve produzione la Skoda Trekka è stata esportata anche in Australia e l'Indonesia, e nel 1971 (all'apice della guerra in Vietnam) alcuni esemplari approdarono anche nella penisola indocinese.  Per alcuni anni le vendite sono rimaste costanti, ma in seguito alla riduzione delle restrizioni relative alla importazioni, introdotte in Nuova Zelanda a partire dagli inizi degli anni Settanta, questoAutostory:  Skoda  Trekka  (1966-1973)  veicolo spartano venne praticamente spazzato via dai più attraenti e performanti 4x4 e dalle sport-utility di produzione giapponese.  Da segnalare inoltre che la Skoda Trekka, esattamente trent'anni dopo la sua uscita di scena, ha avuto un nuovo momento di gloria proprio in Italia quando, nel 2003, ha partecipato alla 50° Biennale di Venezia come "opera d'arte" inserita all'interno di una installazione dell'artista neozelandese Michael Stevenson, evento che ha richiamato nella laguna venera oltre 60.000 visitatori.

 



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