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1952: CAPETOWN-ALGERI

| 16 gennaio 2010 15:14

1952: Raid Città del Capo-Algeri (Fiat Campagnola) 

 

TRANSAFRICA DA RECORD

 

Sono trascorsi quasi sessant'anni dal glorioso record conquistato dalla Fiat Campagnola nel 1951 nel corso della traversata del continente africano da Capetown ad Algeri, ma ancora oggi nessuno è riuscito a ripetere il viaggio di un fuoristrada forse andato in pensione troppo presto. In questo servizio, basato su diversi documenti dell'epoca, riproponiamo gli aspetti più significativi della storica impresa.

 

L'organizzazione del viaggio è affidata a Paolo Butti, uno dei tre componenti l'equipaggio della Jeep che l'anno precedente aveva 1952: Raid Città del Capo-Algeri (Fiat Campagnola)vinto il Rally Africano. L'altro componente dell'equipaggio, Domenico Racca, non era mai stato in Africa e si sentiva lusingato di essere stato scelto per l'impresa. Le vetture preparate furono due, una per il viaggio di andata, l'altra per tentare il record nel ritorno. Allestite negli stabilimenti Savio, con carrozzeria speciale chiusa, anziché torpedo, per un maggiore confort e protezione dalle intemperie, dotate di bagagliera per aumentare la possibilità di carico di quanto necessario per il viaggio, taniche e ricambi compresi. Per il viaggio di andata il numero dei componenti l'equipaggio sale a quattro con la moglie di Butti e l'operatore INCOM Aldo Pennelli; considerando anche il materiale per le riprese cinematografiche viene aggiunto un rimorchio alla Campagnola.

 

Lunedi 21 gennaio 1952

Alle 6.00 del mattino Butti e Racca lasciano Città del Capo alla volta di Algeri. Volutamente non hanno informato1952: CAPETOWN-ALGERI Torino della partenza. Preferiscono dare notizie quando saranno ad 1/3 del percorso. Raggiungono Joannesburgh alle 23,15, dopo avere percorso 1.474 chilometri e presso un distributore cambiano l'olio al motore. La macchina funziona bene. Il percorso è per buona parte asfaltato e hanno tenuto una media più alta del previsto (96,60 Km/h anziché 90). Sono entusiasti, si sentono in buona forma fisica e proseguono. Si alternano alla guida, le ore di sonno sono ridotte al minimo indispensabile. Dopo Pretoria comincia a piovere e le strade alternano tratti fangosi a tratti asfaltati.

 

Martedi 22 gennaio 1952

Alle 7.00 raggiungono il posto di confine fra Sudafrica e Rhodesia Sud. Superano velocemente la dogana grazie ai moduli necessari 1952: CAPETOWN-ALGERIcompilati in precedenza ma, poco dopo, si presenta il primo problema che, a causa del carburante sporco, fa perdere due ore sulla tabellla di marcia. A 10 Km da Victoria Falls la prima foratura. A pochi chilometri il confine del Nord Rhodesia, a Livingstone, superano la dogana. Tutto procede bene, ma per poco. La pioggia trasforma le piste in corsi d'acqua, si scivola, la macchina sbanda di frequente, occorre guidare spesso con la trazione integrale inserita e di conseguenza le marce ridotte. In queste condizioni arrivano a Mufulira, confine con 1952: CAPETOWN-ALGERIil Congo Belga (oggi Repubblica Democratica del Congo) con sette ore di ritardo rispetto al loro ruolino di marcia (3.860 i chilometri percorsi). Proseguono fino ad Elisabethville (oggi Lubumbashi). La macchina viene portata presso l'officina FIAT per la riparazione della gomma forata e l'ordinaria manutenzione (cambio olio ed ingrassaggio), Nel frattempo viene inviato un primo cablogramma alla FIAT di Torino così redatto: "...transitati Elisabethville con 40 ore di anticipo sul ruolino di marcia...". Riprendono il viaggio, sempre di notte, pioggia e fango provocano continui slittamenti.

 

Giovedì 24 gennaio 1952

Alle 17.00, raggiungono la base di Kabinda (5.263 chilometri percorsi). Breve sosta e di nuovo in viaggio, ancora di notte. Inizia la zona dei fiumi. In totale saranno sedici le traversate con i traghetti da Elisabethville.

 

Venerdì 25 gennaio 1952

Base di Stanleyville (oggi Kisangani) arrivano alle ore 19.00. Ancora manutenzione in officina. Non c'è possibilità di traghettare fino alle 6.00: i due piloti sono obbligati a riposare qualche ora mentre altri pensano alla vettura.

 

Sabato 26 gennaio 1952

Arrivano a Bangassu alle 22.00 (7.683 chilometri percorsi). Superata la dogana con il Congo entrano nell'Africa Equatoriale Francese (AEF) ora Repubblica Centraficana. Sono 1.350 chilometri infernali. Piste con profonde buche, temperatura fino a 55 gradi e difficoltà a reperire l'acqua.

 

Domenica 27 gennaio 1952

Ore 23.00, Fort Lamy (ora N'Djamena). Hanno viaggiato per 162 ore alla media di oltre 55 Km/h percorrendo 9.033 chilometri.

 

Lunedì 28 gennaio 1952

Partono alle 4 del mattino, dopo tre ore di riposo, arrivano a Kano alle 1952: CAPETOWN-ALGERI19.00 (10.278 chilometri. percorsi). Non essendoci dogana e non potendo fare apporre i timbri sul carnet della vettura a riprova del passaggio, diciotto persone (tra cui molti italiani ed alcune autorità locali) sottoscrivono una dichiarazione per testimoniare il transito. Partiti ancora di notte, dopo 50 chilometri di asfalto entrano sulla pista. E' molto polverosa, c'è poca visibilità e rimangono immersi nel polverone per 45 chilometri fino a quando non sorpassano l'unico autocarro che li precedeva.

 

Martedì 29 gennaio 1952

Superata Zinder in Nigeria, la spedizione prosegue nella zona predesertica in direzione di Agades. Tutta sabbia e 1952: CAPETOWN-ALGERIcon piste quasi invisibili, ma si continua a viaggiare tutta la notte fino ad Agadez che viene raggiunta intorno alle 13.00.(11.020. chilometri percorsi). Racca si occupa della manutenzione ordinaria del veicolo che si protrae fino a tarda sera, quando ormai è già buio. I regolamenti locali vietano di viaggiare di notte, ma Racca e Butti decidono di rischiare e partire lo stesso. Tra mille difficoltà riescono finalmente ad arrivare all'oasi di In Quezzam. Sono da poco passate le 23.00 del 29 gennaio 1952 (11.510 chilometri percorsi).

 

Mercoledì 30 gennaio 1952

Il comandante dell'oasi li trattiene per poche ore poi, sportivamente, li lascia ripartire un'ora prima dell'alba.1952: CAPETOWN-ALGERI Di giorno e senza il vento che solleva la polvere, nonostante la sabbia finissima che rallenta l'andatura, arrivano a Tamanrasset verso le 14.00 senza troppe difficoltà (11.960 chilometri percorsi). Ancora una dogana, ancora un altro pieno di benzina. La parte peggiore del deserto dovrebbe essere alle spalle, mancano "solo" poco più di 2.000 chilometri: il morale è alto. Alle 16,30 ripartono e verso le 23.00, dopo 420 chilometri raggiungono Arak (12.380 chilometri percorsi). Superato il villaggio devono attraversare un canale solitamente in secca o con poca acqua. Quando si trovano a metà la macchina comincia ad affondare poiché l'acqua è assai alta e la sabbia trasforma la pista in un pantano simile alle sabbie mobili. In breve tempo la Campagnola è in trappola. Il paese è vicino. Racca si avvia all'oasi più vicina per chiedere aiuto, ma è piena notte e nessuno si offre di andare a tirar fuori la macchina.

 

Giovedì 31 gennaio 1952

Si tolgono dai guai da soli: mettono sotto le ruote le tavole delle cassette dei ricambi, i cuscini, il materasso della brandina,1952: CAPETOWN-ALGERI vari indumenti e riescono a ripartire abbandonando, però, tutte quelle cose. Sono bagnati e infreddoliti, ma a bordo possono scaldarsi solo con il calore emanato dal tunnel del cambio perché la vettura non è provvista di impianto di riscaldamento. Sono ormai sulla pista che sale verso il massiccio dell'Ahaggar fino a 2.000 metri di altezza. Grossi massi sono rotolati sulla pista: li devono spostare a braccia e con l'uso di leve. S'impantanano ancora una volta ma riescono a liberarsi sollevando la vettura e mettendo pietre sotto le ruote. Poco dopo trovano la strada sbarrata da un torrente formatosi con la pioggia. Esplorano a piedi cercando una via alternativa ma non la trovano. Tentano il guado con la macchina, ma a trenta metri dall'altra sponda la vettura sprofonda nuovamente come immersa nelle sabbie mobili: l'acqua sommerge lo spinterogeno e la Campagnola si arresta con il motore che non vuol saperne di ripartire.1952: CAPETOWN-ALGERI
Butti ricorda di avere visto poco prima alcune capanne e va a cercare aiuto. E' un posto di tappa per le carovane di cammelli ma sfortunatamente quella sera c'è solo un custode che tuttavia si offre di aiutare i due italiani. Tornano al guado e si rendono subito conto che l'unica soluzione è quella di costruire due rampe di fortuna sulle quali far transitare il veicolo. Bisognerà anche sollevare la vettura, ma nel frattempo Butti accusa anche dei malori e non può aiutare il suo compagno. Racca aggiunge ai suoi problemi la preoccupazione per la salute di Butti.1952: CAPETOWN-ALGERI Il lavoro è lungo poiché si è costretti ad operare con l'acqua alla cintola, ma alla fine si riesce a sollevare la vettura grazie al martinetto e alle pietre poste sotto le ruote. Adesso la macchina è fuori dall'acqua, e sembra possa ripartire, ma i fari accesi per diverse ore a motore spento, hanno scaricato la batteria che non ha più la forza di far girare il motore. Alla fine, una volta asciugato il motore, la Campagnola riesce finalmente ad uscire dal guado appena in tempo mentre l'acqua stava di nuovo salendo pericolosamente. Alle 12.00 del 31 gennaio arrivano ad In Salah (12.770 chilometri percorsi). Qui li informano che fino a Fort Miribel (Hassi Chebaba) è tutto allagato. Ancora notizie negative. 1952: CAPETOWN-ALGERI Il comandante dell'oasi fornisce loro una carta topografica che evidenzia i punti di passaggio più alti per evitare di impantanarsi nuovamente. Questa volta va bene: arrivano a Fort Mirabel e lo superano senza troppe difficoltà. Dopo 50 chilometri incontrano il furgone dell'assistenza trattori Fiat di Algeri (la Caman) venuto in avanscoperta poiché la spedizione era in ritardo. D'ora in avanti non ci saranno più difficoltà e, dopo un rifornimento di acqua e frutta, ripartono immediatamente. Il morale è alto e la velocità aumenta. Alle 19.00, è notte fonda quando arrivano all'oasi di El Golea (13.195 chilometri percorsi). Invitati a cena, dal comandante dell'oasi, che avevano conosciuto nel viaggio di andata, vengono festeggiati e il comandante stesso consegna a Butti la Croce del Genio Sahariano. Nel frattempo la macchina viene rifornita e, appena pronta, sono di nuovo in viaggo.

 

Venerdi 1 febbraio 1952

Sempre sulla pista di sabbia, arrivano alle 7.00 a Laghouat dopo 13.770 chilometri percorsi.1952: CAPETOWN-ALGERI La giornata è brutta e piovosa e mancano solo 450 chilometri ad Algeri. Il furgone della Fiat non riesce a tenere la loro velocità ed è rimasto indietro, ma poco più avanti si imbattono in Aldo Pennelli, l'operatore della INCOM, che va loro incontro per filmare l'ultimo tratto e l'arrivo. Li informa che sul Piccolo Atlante, prima di Algeri, è caduta abbondate neve ma, i trattori Fiat della Caman, hanno pulito tutta la strada. Ad Algeri le autorità i giornalisti ed il cronometrista dell'Automobile Club francese li attendono con una grande folla. Finalmente alle ore 12 54' 45" del 1 febbraio 1952 Racca e Butti tagliano il traguardo nella capitale algerina. Hanno compiuto l'intero percorso in 268 ore 54 minuti primi e 45 secondi pari a 11 giorni 4 ore 54' 45". E' la conquista del record, che batte di due giorni, 10 ore 51' quello precedente. Dalla partenza a Capetown hanno percorso in totale 14.193 chilometri rilevati dalle mappe allora esistenti mentre il contachilometri della Campagnola segna invece 15.256 chilometri.

 



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