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Siberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda

Adalberto Buzzin | 30 novembre 2013 12:18

Siberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda

Era  da  due  anni  che  cercavo  questo   sogno:  raggiungere   Magadan, la  porta   dell'inferno,  in   invernale  attraversando  la  strada  delle  ossa, che  dalla  Yakutzia  raggiunge  l'oceano.

 

Arrivo nella capitale Yakutz via Venezia-Mosca-Novis e mi accorgo subito cheSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda il clima è cambiato.  Siamo già sui -20° e la città è tranquilla, quasi addormentata.  In questo viaggio mi accompagnerà  l'amico Vlad, una brava e corretta persona, attraverso piste incontaminate lungo un itinerario di oltre 2.000 chilometri che poi diventeranno circa 4.400 tra andata e ritorno. La capitale è innevata per 8 mesi e più all'anno, c'è una bella atmosfera natalizia, i lineamenti somatici degli abitanti assomigliano ad un misto tra il buriato, il coreano e il mongolo, ma sono molto più delicati e fini.  La gente è cordiale e socievole. Percorro svariate volte la Uliza Lenina, la principale via della capitale, approfittando della fase dei preparativi per visitare nel tempo libero il Museo del permafrost, il porto, completamente ghiacciato e alcuni negozi al centro, ma la mente, il pensiero, il sogno mi conducono già oltre su quelle sconfinate pista bianche tanto amate e desiderate.


La  partenza

Siberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scaldaFinalmente si parte! Tutti a bordo del mitico UAZ 452, il minivan a 6 posti prodotto sulla base del GAZ-69. L'amico Ivan, pilota e meccanico, un ragazzone di 25 anni, dal viso simpatico e trasparente, ci fa guidare la sua UAZ per poco tempo. Sembra quasi geloso del suo veicolo, ma conosce molto bene queste piste, insidiose sotto ogni punto di vista e che consentono di viaggiare ad una velocità media non superiore ai 35/45 mh. La prima tappa è Tontor, un piccolo villaggio a 40 chilometri Ojmakon (il polo del freddo) dove una volta le temperature sono scese a -72° e nelle valli limitrofe hanno toccato anche -82°.   Verso le 21.30, poco dopo aver oltrepassato una curva, ci fermiamo a soccorrere un camion Kamaz finito in un lago ghiacciato.  Questo specchio d'acqua tristemente noto ai tempi si Stalin con l'appellativo di "Lago della Morte", per il numero di detenuti che venivano spogliati e buttati dentro.  Il camion haSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda fatto un volo di circa 40 metri, ma non si è ribaltato, e uno dei conducenti è miracolosamente illeso; Il pilota invece è ferito gravemente e presenta una  frattura al braccio in più punti, mandibola fracassata, denti persi, un taglio alla testa, forse qualche costola incrinata.  E'  infreddolito, impaurito, stravolto dal dolore e dalla fatica.  Lo portiamo a bordo della UAZ, avvolgendolo delle coperte, e dopo un paio di aspirine si addormenta tremando; l'amico lo conforta parlando di continuo, accarezzandolo, con la testa appoggiata alla sua, in segno di amicizia, di dolore, di conforto.  Al villaggio mancano 160 chilometri che, tradotto in ore, vuol dire 6 o 7 ore di pista e di scossoni; stavo male per lui ad ogni botta che la Uaz prendeva, ma a queste latitudini hanno un altro fisico, almeno così sembra, sono scolpiti nella roccia. Finalmente arriviamo a Tontor e lo portiamo in unaSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda piccola casetta verde dove all'interno c'è un'infermiera, un pò seccata, stava guardando un film e noi siamo arrivati propio sul più bello... fuori c'è una temperatura che sfiora i -40°. Lo fa entare, lo sistema su una panca senza storia... grandi saluti, un abbraccio sincero e la notte finisce anche per noi, in una tipica isba, dove un minestrone caldo e un letto ci aspettano. Fuori c'è un'atmosfera polare.  Scostando la tenda dalla finestra, non riesco a vedere nulla a causa del vetro ghiacciato, ma sento il freddo, quel freddo che ho sempre cercato, per dare sale all'avventura ed emozione al giorno che verrà.

 

Il  polo  del  freddo

Siberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scaldaA Ojmakon, il polo del freddo, sono state registrate negli ultimi anni le temperature più basse del pianeta.  Fa freddo e, come sempre, tutti gi abitanti che formano il villaggio di circa 1.500 anime, sono rintanati in casa. Raggiungiamo il cippo dove si ricorda l'evento di quei -72°, e ci trasferiamo nella casa dove siamo ospiti.  Una signora ci accoglie con il sorriso di benvenuto ed  entriamo in questa modesta dimora fatta di ricordi, di storie antiche e di tanto calore; la pecka, la tipica stufa russa, sbuffa di calore e di luci, mentre un bel gattone sonnecchia in un angolo.  La casa è pulita, ordinata, e c'è tutto quello che serve per sopravvivere durante il lungo inverno siberiano. La signora ci parla dei suoi problemi, sempre con il sorriso sulle labbra, ci offre del thè e dei pasticcini, poi va in cucina a prendere del burro da spalmare, ottimo, si sente il profumo diSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda una volta; ci racconta come la vita è dura, ma poi ci si abitua, a luglio aveva fatto caldo; prosegue il suo racconto, ma nel frattempo la stanchezza inizia a farsi sentire e non vedevamo l'ora che ritornasse il nostro amato manto bianco, che tutto copre, che tutto rallegra, perchè... sottolinea la signora dopo una pausa, "questa è la nostra storia".  Dopo un'ottima cena a base di pesce congelato con sale, qualche uova, pane, cetrioli e vodka, ritorniamo a "casa", a Tontor, distante circa 40 chilometri da  Ojmakon.  Domattina ci mettiamo in marcia alla volta di Usta Nera.

 

Alla  volta  di  Usta  Nera

Siberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scaldaDa Tontor dobbiamo percorrere 280 chilometri prima di raggiungere Usata Nera.  Nel tratto iniziale del percorso siamo immersi nel silenzio pià assoluto, prima che la quiete del luogo fosse interrotta dall'arrivo di un altro camion Kamaz.  Sbuffando in mezzo alla pista, solleva su entrambi i lati due grosse nuvole di neve prima di sparire di nuovo all'orizzonte e lasciare nuovamente spazio al silenzio. Un silenzio, sempre costante, sempre presente, sempre importante. Dopo una cinquantina di chilometri percorsi in prossimità di un fiume, ci imbattiamo in un paio di pescatori che, nonostante le temperature proibitive, stanno tranquillamente pescando e ci fanno provare l'ebrezza della pesca.  Ma tenere il filo con l'amo a -40° non è facile, Ivan riesce a prenderne subito uno, io tento ma dopo cinque minuti lascio la presa a mani più esperte e sicure. Ore e ore di guida, il bianco e il ghiaccio sono i nostriSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda inseparabili compagni d'avventura, notiamo delle renne selvagge che ci seguono per alcuni chilometri prima di sparire nella taiga senza lasciare traccia.  Al calare della sera le mani sul volante si fanno più stanche, ma l'occhio scruta la pista, sempre attento e vigile.  Basta una mossa sbagliata, una scalata troppo brusca, una curva presa con troppa leggerezza e l'errore si rivela fatale.  In queste piste non passa nessuno, siamo noi e la Siberia estrema... l'emozione tocca il cielo che si fa sempre più scuro, un altro fiume ghiacciato, questa volta la monotonia è rotta da un'altra UAZ simile alla nostra, rimasta in mezzo al ghiaccio e non riesce a venirne fuori.  Ancora una volta ci trasformiamo in soccorritori e  dopo cinque minuti tutto è risolto.  Avanziamo per qualche altra ora di marcia e arriviamo finalmente a Usta Nera.  Usta Nera è una città mineraria doveSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda la tristezza la fa da padrona.  Tutto fermo, tutto congelato, qualche ombra scura si aggira per la strada deserta.  Cerchiamo un hotel, o qualcosa che gli assomigli, e un garage per la nostra UAZ, soprannominata da Luciano "il trattorino"  perchè lasciando fuori le macchine a queste temperature l'indomani non partono e bisognerebbe aspettare la primavera per poi ripartire... L'hotel ci accoglie con le solite tre porte d'ingresso molto strette, concordiamo il prezzo e ci avviamo nella nostra stanza, tre letti, due sedie, un pigliamosca, dimenticato dall'estate precedente, un bagno piccolo e tutt'altro che confortevole, e una porta che non si chiude.  Ci distendiamo rinfrancati dal calore della stanza, mentre la stanchezza accumulata ci coccola fino all'alba del giorno dopo.  Bevuto un thè, usciamo nella via principale, una sberla di -42° ci sveglia subito dal torpore, andiamo a visitare il Museo, unSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda mix di storia, di gulag, di eventi passati ci vengono spiegati da una arzilla signora, dal viso furbo e l'occhio vivo: restiamo volentieri un paio d'ore a sentire la storia e i racconti persi nella notte dei tempi. Appena usciti, notiamo la posta, cerco il miracolo, internet, entro e con molta educazione chiedo all'impiegata se c'era la possibilità di trovare internet, non finisco la frase che la bella ragazza, intenta a leggere un fotoromanzo, mi dice niet, senza alzare gli occhi.  Un pù deluso esco ma non si può pretendere di trovare certe comodità a queste latitudini. Arriva sera, alle 19.00 andiamo nel ristorante che funge anche da discoteca, musica assordante, ragazzi e ragazze si scatenano in balli senza sosta, si sparge la voce... "Ci sono italiani in sala...".   Dopo le prime titubanze, qualcuno ci avvicina e chiede di fare una foto con noi, poi ci chiamano a ballare, il più bravo è Donato, che restaSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda in pista per una buona oretta, senza mollare mai, io e Luciano ci limitiamo ad osservare, ed è veramente bello vedere tutta questa gente che si diverte davvero: balla, ride, urla, mangia, beve e continuano a salutarci e ci invitano a ballare... siamo stanchi, ormai sono le 2.00 del mattino ed è ora di rincasare, domani dobbiamo fare parecchie cose. Fuori la notte è gelida, i nostri passi rompono il silenzio, qualche finestra è ancora illuminata, sembra tutto irreale, però è bellissimo, questa atmosfera mi fa tremare dentro. Sento il fisico che risponde alla perfezione, si mangia poco, si dorme ancora meno, le giornate durano 18 ore eppure il tuo corpo regge a tutto, fortuna della salute, grande ricchezza di noi comuni mortali.

 

Usta  Nera-Sumsan

Siberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda Il giorno dopo si dovrebbe partire, ma Ivan, stupendo ragazzo dal cuore d'oro, ha esagerato un pò nel mangiare... meglio fare un'altra giornata a Usta Nera per non correre rischi.  Qualche foto rubata al freddo, un thè in un bar dimenticato, una camminata nella gelida strada principale, una corsa a vedere dove c'era un gulag, ora c'è solo una croce che ricorda i morti di quell'epoca.  A cena andiamo da una signora inguscia, trasferita a Usta Nera, pollo e maccheroni: con tutta la nostra volontà i maccheroni non siamo riusciti a mangiarli, tutto il resto era ottimo. Un'altra alba ci saluta, sempre gelida, sempre importante, la UAZ ondeggia, tra buche tole ondulè ricoperto di ghiaccio e qualche ponte traballante. Attraversiamo alcuni villaggi abbandonati dove solo i cani restano guardiani della disperazione del luogo; ci fermiamo e con la UAZ sempre accesa mangiamo un panino di lardo, pancetta, salame e salmone, ilSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda tutto preparato da Donato che si rivela importantissimo in queste cose. Riesce a curare il tutto con la massima professionalità, speriamo che poi alla fine non ci chieda il conto... scherziamo. Ma l'allegria è rotta dai quei poveri cani che si avvicinano con timore alla nostra macchina e ci guardano... non possiamo mangiare in questa situazione, ognuno di noi regala un pezzo di pane, di lardo, di biscotti a questi vagabondi estremi. Fuori sembra l'alba e sono le 14.00 di pomeriggio, silenzio, non passa nessuno, il rumore del ghiaccio ci tiene compagnia; partiamo, Ivan scarica il suo mp3 con la nostra canzone preferita, una romantica canzone d'amore, in macchina cala il silenzio, assorbiamo la musica, ognuno con i suoi pensieri, ognuno con le sue emozioni, le panoramiche sembrano più dolci, la sigaretta finisce, la musica anche, il sogno però continua.  OrmaiSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda è buio pesto, finalmente arriviamo a Sumsan, altro villaggio o cittadina spettrale, sembra abbandonata invece c'è vita, ma non la vediamo: il solito taxista, che non capiamo cosa fa qui, i soliti palazzoni grigi, il solito freddo che aumenta con la stanchezza. Giriamo per una buona mezz'ora senza riuscire a trovare l'albergo, una specie di casa del popolo; Venvy, l'altro amico russo, esce sconsolato, non c'è posto... ma come non c'è posto, sbotto, chi vuoi che venga qui?  Salgo a vedere, tre donne, tipiche russe, mi guardano, respiro profondamente e con molta calma spiego loro, in russo, che siamo stanchi e che stiamo facendo un lavoro fotografico per Mosca... le stanze escono in un batter d'occhio. Altrimenti dormire in macchina non sarebbe stato il massimo, ma eravamo preparati anche a questa eventualità in caso estermo.  Quando il gioco si fa duro... iSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda duri... ci sono sempre! Donato si mette a smanettare in cucina e in pochi minuti la cena è pronta; in questo hotel c'è una cucina in comune, si può usare il fornello, le posate e i piatti, poi si mette tutto come si è trovato prima. Nel magazzino, che non è facile da trovare, abbiamo comprato del mangiare cinese, scatolette bianche anonime con dentro delle cose colorate... si aggiunge un pò d'acqua calda e pochi secondi dopo tutto galleggia... diciamo che non è il massimo, ma quando la fame batte, sembra impossibile ma tutto è buono, saporito, indispensabile. Ognuno va nelle sue camerette, il solito letto che pende a sinistra o a destra, dipende come dormivano gli altri clienti, una sedia abbandonata in un angolo, un comodino schiacciato tra la tenda e il muro, una tenda che ha cambiato colore, un portacenere molto "vissuto", la solita finestra ghiacciata e una panoramica da dottor Zivago all'esterno.  La luce è spenta, la stanchezza la fa da padrona, l'ultima sigaretta per rivedere la giornata e poi il corpo si rilassa, la mente anche e tutto sembra un sogno.

 

Magadan:  la  porta  dell'inferno

Siberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scaldaUn thè veloce, il caffè è imbevibile, Ivan recupera la UAZ nel solito garage, ma questa volta trova una sorpresa: qualcuno involontariamente ha preso le sue chiavi, lui mago delle UAZ, stacca due fili e via, siamo di nuovo "on the road". Un cacciatore attraversa la strada e sparisce, un paio di fagiani bianchi volano lontano spaventati dal rumore insolito della nostra UAZ van. Ci si ferma a fare benzina, siamo sui 4 km/lt e la velocità media si aggira attorno ai  40/50 km/h.  Vency mi chiede se abbiamo ancora vodka in macchina, chiedo il perchè, mi dice che quello che lavora nel distributore ieri sera ha esagerato con la vodka e così deve berne un pò per farsi passare il malessere...?? ... Rimango stupito ma dico ok, dopo 5 minuti arriva il ragazzo, che vive in un box tipo container, 24 ore su 24, dove dorme, mangia e lavora, in maniche corte, siamo sui -42°, non fa una piega, ringrazia e se ne va ciondolando la suaSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda testa... Anche questa è la Siberia, l'impossibile diventa possibile, la cosa possibile diventa impossibile... prendere o lasciare.  La Siberia non puoi capirla, devi solo confidare in lei... Questa è la giusta legge della terra addormentata. Continuiamo a viaggiare alla volta di Magadan, la porta dell'inferno, tristemente famosa ai tempi di Stalin per i gulag e la costruzione della strada che da Yakutz porta a Magadan, la cosiddetta strada delle ossa.  Qui milioni di prigionieri in situazioni estreme lavoravano per 14 o 16 ore al giorno a pane e acqua, così racconta la storia. Sono le 24.00, la temperatura si è alzata, siamo vicini all'oceano, nevica fortissimo, compare la scritta in blu elettrico: Magadan. Un brivido ci scuote dentro, è fatta, ci stringiamo le mani, siamo contenti come bambini, ci fermiamo sotto il pilone con la scritta blu, qualche foto, una sigarettaSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda sempre accesa e poi verso la città, pulita, ordinata, tranquilla, vigile.  Forse troppo vigile poichè dopo un paio di chilometri prendiamo una multa di 500 rubli per senso vietato: abituati a guidare in estrema libertà, qui bisogna rispettare le regole, siamo in Siberia estrema ma siamo in una cittadina con tutti i crismi di una città europea. Dopo un'oretta trascorsa a girovagare, da nord a sud da ovest a est, troviamo l'hotel, che era a 50 metri da dove abbiamo preso la multa. Ivan parte alla ricerca del garage, noi ci sistemiamo nelle camere, ormai è tardi; domani faremo il punto della situazione. Buona notte Magadan, ti abbiamo conquistato, adesso lasciaci riposare, domani ci saluteremo. Mentre sistemo la mia borsa, penso alle conferenze che ho fatto in giro per l'Italia e una domanda che non manca mai è: perchè proprio Siberia? Semplice, perchè è tutto maledettamente difficile!  La mattina ci svegliamo con un bel manto di neve, alto circa 40 centimetri, noi abbiamo quasi caldo, ma sappiamo che quando lasceremo Magadan per ritornare indietro, dopo un centinaio di km questa volta verso ovest, ritorneranno le nostre temperature dei -40° abbondanti. La cittadina di 12.000 abitanti sembra ovattata dal silenzio, anche sulla Uliza Lenina, la via principale che attraversa la città dove sSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scaldai trovano le agenzie, le banche, qualche bar, due hotel e negozi. Andiamo a visitare il famoso monumento del dolore: sorge su una collina, battuta dal vento, una donna di bronzo si copre il viso, dei fiori sono appoggiati vicino, il granito alto 30 metri domina la città; qui si ricorda la morte, qui si ricordano i tempi che non devono ritornare, silenzio e preghiere si confondono nella pace di questa collina che domina per non dimenticare. Silenzio, si prega.  Raggiungiamo il museo, parliamo con un donnone che finalmente parla inglese, riuscendo a capirci al volo: il direttore oggi è impegnato, domani sarà a vostra disposizione, buona giornata.  Non ci resta che aspettare domani per visitare e fare quattro chiacchiere con il direttore del museo, usciamo e ci divertiamo a scorrazzare in lungo e in largo la città che, in realtà offre ben poco.  Il porto èSiberia in 4x4: Magadan, dove il sole non scalda caratteristico, ma dopo un'ora è visto, e si ritorna sulla via Lenina per rifugiarci in un piccolo bar, dove la cioccolata sa di cioccolata, parlando del più e del meno, e delle future tappe del ritorno, così il tempo passa velocemente aspettando la cena. Però Magadan, nome magico, come Timbouctu, Agadez, Varanasi, Cape Horn, nomi di viaggio, nomi leggendari, nomi che rievocano storie impossibili e noi siamo qui, a goderci questa maledetta Siberia così difficile, ma così bella che quando torni a casa dopo due giorni ti manca. Strano ma ti manca, ti manca il suo sapore, il suo odore, le sue leggende. "Kak sigdà?", Com'è la strada?  E noi, piccoli pellegrini, siamo su queste piste di ghiaccio... a vivere emozioni.

 



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