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Magnum Laforza V6 3.0: L'ultimo giro di giostra

| 26 aprile 2013 23:19

Magnum Laforza V6 3.0: Lultimo giro di giostra

Dopo  il  fortunato  esordio  sul  mercato  italiano, risalente  al  1984, la  Magnum  ha  avuto  sempre  una  storia  molto  e  travagliata,  conclusasi  una  dozzina di  anni  fa  con  la  chiusura  dell’Azienda  -  Il  modello  proposto  in  questo  servizio, la  Magnum  Laforza  V6  3.0, è  uno  degli  ultimi  prototipi  realizzati  nell'ennesimo  tentativo (anche  stavolta  naufragato) di  rilanciare  il  marchio.

 

La Magnum, presentata nel 1984 dalla Rayton Fissore, rappresenta l’ultimo fuoristradaMagnum Laforza V6 3.0: Lultimo giro di giostra            interamente italiano dopo l’uscita di scena nel  ’87 della Fiat Campagnola. Fin dalle prime versioni la vettura era caratterizzata da una linea elegante, da un elevato comfort grazie alle accurate rifiniture  proprie di una produzione artigianale e da accessori di serie impensabili per un fuoristrada di quegli anni, come vetri elettrici, climatizzatore, cerchi in lega, interni in pelle.  Nonostante la mancanza di una rete commerciale la  Magnum  ha una certa diffusione , soprattutto nella versione destinata alla Polizia che in circa dieci anni, ritira oltre 1.000 esemplari.  Nel ’90 la vettura, ridisegnata nel frontale e con un motore Ford V8 di 5 litri in grado di erogare 185 CV, approda anche negli Stati Uniti (sulla costa californiana) con il marchio Laforza. Nel ’96 l’azienda si trasforma in Magnum Industriale e nel 1998, in occasione del Salone dell’Auto di Torino, vengono presentati il VAV (“Veicolo d’Attacco Veloce”) e una versioneMagnum Laforza V6 3.0: Lultimo giro di giostra            stradale completamente ridisegnata, ma le vetture non entrano in produzione a causa di nuovi cambiamenti nell’assetto societario dell’Azienda). Dopo due anni di trattative la società viene rilevata dalla Laforza SpA, che, sulla base della Magnum, realizza tre prototipi con tre motorizzazioni diverse; V8 a benzina da 440 CV, V6 Alfa Romeo da 250 CV e un TurboDiesel Iveco da 170 CV.  Anche stavolta alla realizzazione dei prototipi non segue la produzione di serie e ben presto la società fallisce.  Nel 2004 Alessandro Festa, titolare della Golden Car (Caramagna Piemonte, CN), ha acquistato tutto il know out e tutti i materiali all’interno dello stabilimento di Cherasco.  La Golden Car, avendo progettato e realizzato tutte le attrezzature, sia di stampaggio che di lastratura, ha visto l’evolvere delle varie soluzioni prospettate dai tecnici della Rayton-Fissore.  Fin dall’inizio della lunga storia le scoccheMagnum Laforza V6 3.0: Lultimo giro di giostra            della Magnum venivano prodotte a Caramagna (CN) negli stabilimenti della Golden Car che, in seguito all'acquisizione, inizia ad analizzare pregi (e difetti) di questo mezzo, oltre alla possibilità di allestire un nuovo sistema di blindatura e l’eventualità di sfruttare questo patrimonio tecnologico per realizzare una nuova versione nel futuro.  Il primo modello di quell'ambizioso progetto che doveva avviare la "rinascita" della Magnum è il prototipo allestito con motore Alfa Romeo V6 e realizzato con il marchio Laforza.  La Magnum-Laforza V6 si fa notare per il look aggressivo del frontale, la nuova fanaleria e le fiancate rese più moderne dalle pedane sottoporta.  All’interno il comfort e le accurate finiture sono in linea con la  versione del ’85,  come lo spazio per gli occupanti e i bagagli; ottima la luminosità interna grazie alle ampie superfici vetrate ed ai tetti apribili, mentre tra gli accessori è stato aggiunto il navigatore satellitare incorporato nella plancia.  I 250 CV erogati dal generoso V6 (conto i 92 CV del Sofim) si fanno sentire su strada; l’accelerazione è nettamente migliorata e la velocità massima passa dai 150 ai 190 Km/h; buona la tenuta di strada nei tratti autostradali e nei misti veloci, grazie alla taratura delle sospensioni e alla notevole carreggiata.  In fuoristrada le prestazioni rimangono affidabili come nella prima versione,Magnum Laforza V6 3.0: Lultimo giro di giostra            e consentono di superare, con le ridotte inserite, pendenze fino al 100%; su sterrati veloci il V6 Alfa rende la vettura più agile, anche se nei tratti fangosi occorre prestare attenzione nel dosare la notevole potenza disponibile. Oltre che nell’estetica, questo prototipo aveva subito alcune modifiche anche nell’impianto frenante, che adottata dischi autoventilanti anche sull’asse posteriore (contro i freni a tamburo nella versione precedente) e i dischi anteriori maggiorati con l’ABS (disinseribile), indispensabile nel fuoristrada pesante vista l’assenza di assistenza elettronica.

 



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