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C'era una volta il fuoristrada "Made in Italy"...

| 26 aprile 2013 19:07

Cera  una  volta  il  fuoristrada  Made  in  Italy...

 

Tra i fuoristrada apparsi nel panorama della scena italiana è fuori discussione che gli uniciCera  una  volta  il  fuoristrada  Made  in  Italy... modelli che possono fregiarsi a pieno di rientrare in questa tipologia sono quelli degli albori, prodotti come nel resto del mondo nell'immediato dopoguerra.  I modelli più significativi della categoria, ancora oggi apprezzati e contesi nel mercato dell'usato da collezione, sono la Fiat Campagnola e l'Alfa Romeo Matta.  Entrambi i veicoli, apparsi sulla scena agli inizi degli anni Cinquanta, hanno lasciato un grande vuoto nel panorama dei 4x4 "Made in Italy" una volta usciti di produzione.  Un vuoto che rimane ancora oggi di vaste proporzioni, nonostante le numerose proposte degli ultimi anni che, francamente, non sono riuscite a raggiungere gli stessi risultati del passato, nè a turbare il sonno dei  maggiori competitor internazionali presenti sul mercato.  A parte le considerazioni legate all'evoluzione delle raffinate tecnologie introdotteCera  una  volta  il  fuoristrada  Made  in  Italy... dall'industria automobilistica tedesca e giapponese, che le nostre aziende avrebbero potuto comunque sviluppare con gli stessi risultati, c'è un altro aspetto da tenere presente, riconducibile allo scarso interesse delle stesse Case costruttrici nell’avviare una produzione di serie di modelli fuoristrada che, almeno sulla carta, non sembrava poter garantire grandi volumi di vendita.  Ma anche il nome scelto per queste due "nonnette del 4x4" lasciava preconizzare un avvenire non particolarmente brillante.  Oltre a sottolineare la scarsa fiducia delle stesse aziende verso quella nuova tipologia di veicoli che, proprio in quegli anni, tentava l'impegnativa migrazione dalla produzione militare a quella commerciale.  E se la semantica non è un'opinione, basta una piccola riflessione sui nomi assegnati ai primi fuoristradaCera  una  volta  il  fuoristrada  Made  in  Italy... apparsi sulla ribalta internazionale per avere (forse) una chiave di lettura del problema e una conferma a questa ipotesi.  Partiamo dall'estero e dal veicolo considerato il capostipite di tutti i fuoristrada leggeri, la mitica Jeep apparsa gli inizi degli anni Quaranta.  Il suo nome nasce dalla contrazione di pronuncia (gi-pi) delle lettere G e P (general purpose) che stava ad indicare un veicolo adatto a tutti gli scopi e ad ogni tipo di utilizzo.  Qualche anno più tardi quando la prima azienda europea decide di produrre un fuoristrada lo battezza Land Rover (vagabondo di terra), sottolineando la peculiarità itinerante del veicolo in grado di andare ovunque.  E in Italia?  Quando nel 1951 la Fiat vara il progetto del primo fuoristrada civile lo chiama Campagnola, un nome decisamente meno glamour dei precedenti che voleva soprattutto evidenziare un tipo di utilizzo prevalentemente rurale e senza particolari ambizioni in quanto a versatilità di utilizzo.  Concetto ulteriormente esaltato dall'Alfa Romeo quando, l'anno successivo, lancia la Matta.  Il nome scelto dall'ingegnere Antonio Alessio (all'epoca direttore generale dell'Alfa) voleva mettere in evidenza il carattere "bizzarro" del veicolo in grado di muoversi in qualsiasi condizione ambientale. E mentre in America e in Inghilterra le campagne pubblicitarie della Jeep e della Land Rover proponevano i veicoli impegnati tra le sabbie sahariane, giungle tropicali o vette himalayane, le immagini del lancio della Matta mostravano il fuoristrada dell'Alfa impegnato nella "scalata" dei gradini della Basilica di San Francesco ad Assisi...

 



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