Siete qui:

  1. Home
  2. PROVE E DINTORNI
  3. Saloni
  4. Le moto giapponesi conquistano Automotoretrò 2019

Le moto giapponesi conquistano Automotoretrò 2019

| 18 gennaio 2019 17:22

Le moto giapponesi conquistano Automotoretrò  2019

Stile e carattere nipponico si raccontano in una ricchissima collezione di oltre 40 pezzi imperdibili dei marchi Honda, Kawasaki, Suzuki e Yamaha.


Honda, Kawasaki, Suzuki e Yamaha: nel mondo a due ruote le Big Four nonLe moto giapponesi conquistano Automotoretrò  2019 hanno certo bisogno di presentazioni. Dal lontano Giappone i quattro marchi che più hanno segnato l’evoluzione delle motociclette, da semplici utilitarie a icone di stile, sinonimo di un nuovo modo di vivere il tempo libero e lo sport, conquistano la 37a edizione di Automotoretrò, al Lingotto Fiere di Torino dal 31 gennaio al 3 febbraio 2019.
Protagonista indiscussa è la Honda CB 750 Four del 1969, un gioiello ingegneristico che stupì il mondo con prestazioni e dotazioni di serie mai viste fino ad allora. Prima quattro cilindri ad offrire un freno a disco idraulico all’anteriore e prodotta su grande scala, prometteva i fatidici 200 km orari. Facile da condurre, robusta e affidabile, quando arrivò nei concessionari, fu subito chiaro che stava iniziando una nuova era.
Nello stesso anno anche Kawasaki lascia il segno e sorpassa ogni aspettativa lanciando la Mach III, una tre cilindri a due tempi estremamente potente, dalla linea svelta ed essenziale, con la tendenza ad impennarsi, una bizzarra richiesta dell’importatore americano che voleva contrastare il dominio delle Honda. La ritroveremo in fiera a fianco a una 900 Z del 1973: in questo caso l’obiettivo era quello di realizzare una superbike dalle caratteristiche nettamente superiori, prendendo a modello la sofisticata architettura meccanica dei motori italiani da competizione delle Gilera 500 4C e MV Agusta 500 4C. Oggi è tra le più ricercate e valutate sul mercato delle moto d'epoca, proprio per la difficoltà di reperire esemplari originali e completi.
A poche ore dalla conclusione della 41a Dakar, uno sguardo alla vincitrice della prima edizione, la Yamaha XT500. Ancora oggi il suo fascino essenziale resta immutato: dall’aspetto agile e robusto è dotata di un motore monocilindrico che ha rivoluzionato il mondo delle enduro.
Ultima a chiudere la rassegna, ma prima ad arrivare in Italia nel 1969, è infine la Suzuki T500 “Titan”, il più grosso bicilindrico che il marchio avesse fino ad allora prodotto. Bicilindrica due tempi raffreddata ad aria, montava un motore ispirato a quello della inglese Scott 500 e nella sua versione d’esordio l’assetto rigido la rendeva poco confortevole, quanto precisa nell’inserimento in curva.

 



Commenti

Non ci sono commenti

Inserisci un commento

I campi contrassegnati con " * " sono obbligatori