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Hobbycar B-612 (1992-1996)

| 14 dicembre 2014 01:26

Hobbycar B-612 (1992-1996)

 

Agli inizi degli anni '90 un'azienda francese con sede a Thenay,Hobbycar B-612 (1992-1996) un borgo situato circa 200 chilometri a SW di Parigi, iniziò la produzione in serie di un nuovo anfibio.  L'azienda in questione era la Hobbycar che, grazie all'intraprendenza dei tre soci fondatori (François Wardavoir, Serge Desmarais e Claude Poiraud), avviò a partire dal 1992 la realizzazione del veicolo anfibio B-612, presentato in anteprima mondiale al Salone dell'Auto di Parigi dello stesso anno. Gli ambiziosi piani della Hobbycar prevedevano  addirittua tre linee di gamma (B-612A, B-612B e B-612D, ma in realtà fino all'anno di chiusura dell'azienda (1996) vennero costruiti soltanto 52 esemplari della prima serie. L'Hobbycar B-612A era un anfibio a quattro posti di dimensioni molto compatte (4,15 mt di lunghezza e 1,75 mt di larghezza), con telaio in acciaio inox e carrozzeria in vetroresina. Equipaggiato con motore Peugeot a benzina di 1.4 litri (74 CV) o diesel di 1.8 lt (80 CV), adottòHobbycar B-612 (1992-1996) in seguito anche un propulsore diesel di 1.9 litri (92 CV) che consentiva una velocità massima su strada di 140 kmh su strada.  Il motore era inoltre abbinato alla trazione integrale e ad un cambio manuale a 4 velocità, mentre  la propulsione in acqua era assicurata da due turbine idrogetto che assicuravano al veicolo una velocità di navigazione di 5 nodi (ca 10 kmh). Per quanto riguarda l'allestimento della scocca e dei posti a bordo va segnalato l'originale scelta adottata per i sedili basculanti che, una volta reclinati in avanti, venivano a combaciare perfettamente con la carrozzeria formando un corpo unico con lo scafo. La carrozzeria poteva essere chiusa con una capote in tela o, a richiesta, con un tettuccio hard-top. Un'altra soluzione originale ed inedita sugli anfibi era quella del lunotto anteriore a scomparsa parziale: in acqua poteva essereHobbycar B-612 (1992-1996) abbassato rientrando all'interno del mezzo incrementando in maniera considerevole la visibilità anteriore, anche se esponeva maggiormante gli occupanti agli spruzzi d'acqua in caso di navigazione tra onde agitate.  

Dopo solo due anni di attività, arrivarono le prime difficoltà finanziarie che portarono nel marzo del 1995 al licenziamento  della maggior parte dei dipendenti (72 su 92) e nel maggio dello stesso anno la Hobbycar venne ceduta ad un'azienda con capitale saudita (Sanam) prima di essere definitivamente chiusa nel 1996.  Tra le cause della chiusura probabilmente influì anche il prezzo elevato (ca. 45.000 $) considerato decisamente eccessivo per l'epoca.

 



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