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DICEMBRE 2014: Nuovo aumento a fine anno.

| 06 gennaio 2015 01:16

DICEMBRE 2014: Nuovo incremento a fine anno (+2,35%)

Secondo i dati diffusi  dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in dicembre sono state immatricolate in Italia 91.518 autovetture con una crescita sullo stesso mese del 2013 del 2,35% - Il consuntivo dell’intera annata 2014 chiude così a quota 1.359.616 e quindi con un incremento del 4,21% sul 2013 - Il 2014 è il primo anno positivo dopo sei anni di crisi, ma va sottolineato che il risultato conseguito è ancora inferiore rispetto al 2007 del 45,5% (il calo era del 47,7% nel 2013) - Per una analisi più approfondita pubblichiamo integralmente i comunicati stampa dell'UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), del Centro Studi Promotor GL Events e della Federauto.


“Ormai da sette anni in forti difficoltà,

il mercato dell’auto ha bisogno di essere rivitalizzato" - (UNRAE)

UNRAE - Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli EsteriDopo 7 anni il mercato torna positivo (+4,2%) grazie al noleggio (+13,6%) mentre gli acquisti delle famiglie segnano la quota più bassa di sempre (62,3%) - Necessaria una coesione delle richieste della filiera per urgenti interventi di sostegno.

 

Ormai da sette anni in forti difficoltà, il mercato dell’auto ha bisogno di essere rivitalizzato, a partire dal necessario ringiovanimento del parco nel segmento più critico dal punto di vista delle vendite, quello delle famiglie. Sono queste infatti che, purtroppo, detengono le auto più vecchie, dovrebbero sostituirle, vorrebbero sostituirle, ma probabilmente non possono farlo”. Così si è espresso Massimo Nordio, Presidente dell’UNRAE, l’Associazione dei Costruttori esteri, nel commentare i risultati del mercato 2014. Nell’anno appena conclusosi, secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le autovetture complessivamente vendute sono state 1.359.616, in crescita del 4,2% sulle 1.304.648 dello scorso anno. Il solo mese di dicembre, inoltre, ha contribuito al risultato totale con 91.518 autovetture immatricolate e un incremento del 2,4% rispetto alle 89.415 auto vendute nello stesso periodo dello scorso anno. L’analisi dei canali di vendita conferma il contributo notevole dato dal segmento del noleggio (+13,6% e 264.252 unità), che archivia l’anno con una rappresentatività del 19,3% (+1,6 p.p.), mentre il canale dei privati fa segnare uno stagnante +2,3%, con 854.618 immatricolazioni, conseguendo il record storico negativo in termini di quota di mercato: 62,3% la più bassa di sempre. In leggera crescita le vendite a società (3,4%), che si fermano ad un 18,4% di quota sul totale. Per il 2015, in assenza di elementi che possano influenzare direttamente la domanda, il mercato si assesterà prevedibilmente su una crescita spontanea del 3%, attorno a 1.400.000 unità. “La citata prospettiva di crescita di appena un 3% per il 2015, in assenza di interventi strutturali di rilancio del settore“, prosegue Nordio, “ci mette in condizione di rimarcare la necessità che venga realizzato un piano solido di rinnovamento del parco attraverso un sostegno alle famiglie, come la proposta di detraibilità di parte dei costi di acquisto di un’auto nuova, con benefici effetti sulla sicurezza dei veicoli e delle persone, sui costi sociali dell’incidentalità e sull’ambiente, come è stato ampiamente dimostrato in molte sedi dall’ACI, dal CENSIS e nella nostra Conferenza Stampa di metà novembre. Inoltre l’UNRAE ritiene necessario che tutta la filiera automotive trovi la coesione necessaria ad accorciare i tempi del dialogo con le Istituzioni e in tal senso esplorerà, anche con le altre Associazioni, la possibilità di rilanciare gli Stati Generali dell’Auto, come momento di confronto per creare convergenza e condivisione di quelle strategie che appaiono oggi indispensabili per conseguire la crescita del settore automotive in Italia”. L’andamento dell’intero 2014 dettagliato nella struttura del mercato indica una crescita rispetto all’anno precedente di quasi tutte le motorizzazioni, con incrementi particolarmente sostenuti per le vetture ibride (+41% in volume, all’1,6% di quota) ed elettriche (+26%). Fanno eccezione le vetture a benzina che proseguono il loro calo, fermandosi al 28,7% di quota sul totale. In crescita la rappresentatività del diesel (55,2% del totale) e qualche decimo di quota acquistano GPL e metano, rispettivamente al 9,1% e al 5,3%. Sul fronte dei segmenti registrano una buona performance le vetture utilitarie (seg. B) e medie (seg. C), rispettivamente in crescita del 6,5% edel 6,7%. In leggera stasi le vetture dei segmenti D ed E, mentre ottima la crescita delle vetture alto di gamma (+60%), grazie alla commercializzazione di alcuni modelli di successo. La regina delle carrozzerie nel 2014 è rappresentata dai crossover che, dopo aver acquisito nell’anno 3 punti percentuali di quota, raggiungono il secondo posto nel ranking delle più vendute (13,8% del totale), dopo le berline, che perdono invece rappresentatività fermandosi al 56,3%. Dalle immatricolazioni per area geografica emerge un sostanziale recupero in volume di tutte le aree del Paese, con un incremento più deciso per il Nord Est, che sfiora il +10% in volume. In crescita, infine, anche il mercato delle autovetture usate che con 4.248.229 trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture (le intestazioni temporanee al concessionario in attesa della rivendita al cliente finale) archivia un incremento del 2,6% rispetto ai 4.141.295 dello stesso periodo 2013. In dicembre decisa crescita dei trasferimenti di proprietà (+9,3%), grazie alle 379.125 vetture trasferite (346.970 nel dicembre 2013).


Dopo sei anni di cali, il 2014 chiude in crescita (+4,21%) - CSP GL EVENTS

Centro Studi Promotor GL EventsIn dicembre sono state immatricolate in Italia 91.518 autovetture con una crescita sullo stesso mese del 2013 del 2,35%. Il consuntivo dell’intera annata 2014 chiude così a quota 1.359.616 e quindi con un incremento del 4,21% sul 2013. Il 2014 è il primo anno positivo dopo sei anni di crisi, ma va sottolineato che il risultato conseguito è ancora inferiore rispetto al 2007 del 45,5% (il calo era del 47,7% nel 2013). Il terreno da recuperare per tornare a livelli di mercato normali è dunque ancora molto lungo. Tra l’altro il risultato del 2014 per l’auto non è certo dovuto a un’inversione di tendenza dell’economia. Anzi nello scorso anno il quadro congiunturale ha continuato a deteriorarsi e, al di là delle previsioni-auspicio ufficiali, non vi è al momento alcun segnale significativo che induca a ritenere imminente una inversione di tendenza. Secondo il Centro Studi Promotor, l’andamento non negativo del mercato dell’auto nel 2014 è dovuto essenzialmente alla funzione insostituibile dell’automobile nel sistema dei trasporti del nostro Paese. Dalle rilevazioni dell’Isfort emerge infatti che in Italia l’82,7% degli spostamenti motorizzati avviene in automobile, il 3,7% in moto e il 13,6% con il trasporto pubblico, che durante la crisi ha ridotto le linee, aumentato le tariffe e peggiorato il servizio. Ne consegue che nel breve e medio periodo gli italiani dell’automobile non possono fare a meno. Lo dimostra anche l’andamento del parco circolante che, nonostante il calo delle immatricolazioni di cui si è detto, fino al 2011 ha continuato ad aumentare, raggiungendo una consistenza di 37.113.000 unità, per calare poi di 35.026 unità nel 2012 (-0,09%) e di 115.340 unità nel 2013 (-0,31%), per ricominciare però ad aumentare nel 2014, anno in cui, a fine novembre, si registra un incremento del parco di 54.748 unità. In sintesi gli italiani in questi anni di crisi hanno comprato meno automobili, ma, indipendentemente dalla loro volontà, all’automobile non hanno potuto rinunciare per mancanza di alternative. Il parco circolante è rimasto dunque pressoché costante, ma al rinvio sistematico, durante la crisi, di una quota importante di sostituzioni, ha determinato un forte invecchiamento delle auto che lo compongono. La conseguenza è che molti italiani con vetture non più in grado di assolvere alle loro funzioni sono stati alla fine costretti a sostituirle. Queste “sostituzioni forzose” sono cominciate nel 2014 e continueranno anche nel 2015 indipendentemente dalla ripresa dell’economia, tanto che, secondo Gian Primo Quagliano presidente del Centro Studi Promotor, nell’anno che è appena iniziato le immatricolazioni dovrebbero toccare quota 1.430.000 unità, un livello ancora lontano anni luce dalla normalità per un Paese come l’Italia, ma comunque superiore del 5,18% al risultato del 2014. Certo la previsione per il 2015 potrebbe essere facilmente superata se il Governo manifestasse una qualche sensibilità nei confronti del settore dell’auto e degli automobilisti. Un primo segnale in questo senso vi è stato proprio all’inizio del 2015 con la sterilizzazione dell’aumento delle accise sui carburanti che avrebbe dovuto entrare in vigore il 1° gennaio. Si auspica che a questo primo segnale ne seguano altri, anche se non lascia ben sperare il fatto che il Governo, mentre sterilizzava l’aumento delle accise sui carburanti, concedeva ai gestori delle autostrade di aumentare i pedaggi fino all’1,5%, aumento, questo, di cui non si sentiva proprio il bisogno, tanto più che i pedaggi autostradali erano già stati aumentati all’inizio del 2014 del 3,9% (ben più dell’inflazione).

 

"Come ampiamente previsto,  chiude male il mercato auto 2014" - (FEDERAUTO)

FEDERAUTOSecondo i dati diffusi dal Ministero dei Trasporti il mese di dicembre si è chiuso con 91.518 immatricolazioni di autovetture nuove, segnando un +2,35% rispetto allo stesso mese del 2013, consuntivando nell'intero 2014 1.359.616 pezzi, pari al +4,2% rispetto al 2013. Per Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto: "Per prima cosa una piccola soddisfazione statistica. Esattamente 12 mesi fa avevamo previsto nel nostro comunicato stampa di inizio anno un mercato 2014 a 1.350.000 vetture. Ci siamo quindi discostati dal consuntivo 2014 di circa un 0,7%. A questo punto sarebbe corretto che chi aveva a suo tempo dichiarato altri numeri si mettesse un po' di cenere sulla testa. Soprattutto prima di sbandierare nuove previsioni ottimistiche per il 2015". Federauto fa notare che un mercato italiano a 1.360.000 ci fa tornare indietro alla fine degli anni '70. Le differenze però rispetto a 35 anni fa sono enormi, sia dal punto di vista economico che sociale. Inoltre in quel lontano passato non esistevano le chilometrizero, che oggi dipingono un quadro più roseo di quanto non sia in realtà. Continua Pavan Bernacchi: "Rispetto al 2013 abbiamo registrato un +4,2%, ma rispetto al 2012, che tutti considerano un anno orribile, abbiamo perso ancora un -2,9%. E' per questo che bisogna pesare e contestualizzare un dato che sembrerebbe positivo, ma non lo è. E' un dato che inquieta e siamo convinti che se il Governo non darà attenzione al nostro settore, alle nostre proposte, come ad esempio l'Iva agevolata per i privati, il 2015 bisserà il 2014 attestandosi attorno a 1.400.000. Torneremmo così al 2012 in un loop negativo che da soli non possiamo spezzare". La Federazione che rappresenta i concessionari di auto, veicoli commerciali, industriali e autobus, di tutti i brand commercializzati in Italia, sottolinea che si tratta di numeri modesti che anzitutto, non risolvono la crisi di sostenibilità delle aziende concessionarie e, in secondo luogo, non consentono di dare al Paese quella spinta e quel contributo che il settore automobilistico ha sempre dato per una robusta crescita dell’economia. Conclude Pavan Bernacchi: “Bisogna considerare che il segno + del 2014 è dovuto in larga parte agli acquisti effettuati dalle società di noleggio. Spicca ancora il ritardo della domanda dei privati e delle famiglie, ossia il grosso del mercato. Manca poi l’apporto delle auto aziendali, quello che nei momenti di crisi più acuta ha salvato il mercato di altri paesi. I motivi sono oramai noti a tutti: timori per il futuro, calo generale dei consumi, politica fiscale opprimente, forte selettività del credito. E il tasso di sostituzione dei veicoli è precipitato, contribuendo ad elevare l’età media del parco circolante con ripercussioni in termini di maggiore inquinamento, consumi elevati e scarsa sicurezza e con forti impatti negativi su circa 1.000.000 di lavoratori che opera nella nostra filiera. Ma quello che è assurdo è che lo Stato, nonostante l’alto livello della pressione fiscale sull’autoveicolo, in acquisto e in utilizzo, riduce comunque il gettito complessivo. Un auspicio finale: il Governo ci ascolti e metta in atto un piano dove tutti potremmo uscire vincitori".

 



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