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4 Aprile 1931: Al via la Crociera Gialla Citroen

| 04 aprile 2022 14:23

4 Aprile 1931: Partiva la “Crociera  Gialla” Citroen

La “Crociera Gialla” fu la famosa spedizione organizzata nel 1931 da Citroën per esplorare una parte dell’Asia e dell’Estremo Oriente, a quel tempo, poco conosciuti - Quattordici prestanti autocingolati e una quarantina di valorosi uomini divisi in due gruppi unirono idealmente il Mar Mediterraneo al Mare della Cina - Il 4 aprile 1931 partiva il gruppo “Pamir” da Beirut mentre il 6 aprile 1931 il gruppo “Cina” partiva da Tientsin - Affrontando condizioni incredibili, tra cui la sabbia e le rocce del deserto dei Gobi e le vette della catena dell’Himalaya, la spedizione raggiungerà Pechino il 12 febbraio del 1932 - Una vera dimostrazione di audacia e di passione per le sfide, che contraddistingue ancora oggi la Marca Citroën.

 

Lo spirito avventuroso e l’audacia fanno parte del DNA di Citroën. Una lunga tradizione quella della Marca, fatta di spedizioni, di esplorazioni e di raid in terre lontane, soprattutto in quell’Estremo Oriente che per Citroën ha sempre avuto un fascino particolare.

Un secolo fa, nel 1922, la Marca ha lanciato un'impresa senza precedenti promuovendo la prima traversata in automobile del Sahara (la leggendaria Crociera Nera) seguita poi nel 1924 da una seconda spedizione che arrivò fino a Città del Capo, detta anche “Spedizione Citroën Centro Africa”, e infine nel 1931 da un’altra epica avventura, la più impegnativa delle Crociere Citroën, la “terza missione Haardt-Dubreuil”, più nota come Crociera Gialla.4 Aprile 1931: Partiva la “Crociera  Gialla” Citroen

L’itinerario era incredibile: da Beirut a Pechino, attraversando l’intero Medio Oriente e le vette della catena dell’Himalaya, impiegando i moderni e prestanti veicoli C4 e C6 semicingolati.

Partiti il 4 aprile del 1931, attraverseranno i continenti e la Cina in piena rivoluzione, sino ad entrare a Pechino il 12 febbraio del 1932. Oltre 12.000 chilometri con ostacoli che in certi momenti costringeranno la spedizione a smontare pezzo per pezzo i cingolati per far loro superare catene montuose o grandi fiumi. Un’impresa che suggellerà il sogno di André Citroën con le meravigliose immagini dei suoi cingolati “in capo al mondo” (o più correttamente sul suo tetto), arrampicati sulle mulattiere dell’Himalaya.

La spedizione, dopo varie vicissitudini nella fase preparatoria si svolse articolata in due gruppi: il gruppo “Cina”, guidato da Victor Point, che raggiunse Pechino sulla Transiberiana ed il gruppo “Pamir” che partì da Beirut guidato da Georges-Marie Haardt e Louis Audouin-Dubreuil alla volta della catena dell’Himalaya: con loro, Teilhard de Chardin, il celebre gesuita geologo-paleontologo, Hackin, specialista di antichità dell’estremo oriente, Reymond e Williams, naturalisti, Lefevre, giornalista, il pittore Iacovleff, Maynard-Owen Williams della National Geographic Society ed una troupe di cineasti oltre a medici, telegrafisti e diciotto meccanici selezionati tra le maestranze dell’Atelier dei Cingolati Citroën di Courbevoie.

Il gruppo “Cina” incontrò difficoltà tecniche, tra cui le tempeste di sabbia nel deserto del Gobi e le vicende legate alla guerra civile in corso nel Paese. Anche il gruppo guidato da Haardt non potendo transitare per l’Afghanistan, in guerra in quel momento, attraversò l’Himalaya percorrendo 372 chilometri in 26 giorni e superando in condizioni incredibili vette al di sopra dei quattromila metri.

I due gruppi riuniti attraversarono poi il Gobi in inverno, entrando il 12 febbraio del 1932 a Pechino.

Due tipi di veicoli cingolati parteciparono alla Crociera Gialla. Quello derivato dalla C6F (destinato al gruppo “Cina”) presentava due serbatoi di benzina da 200 litri ciascuno, due gruppi elettrici, un radiatore speciale ed un ventilatore a otto pale. Il peso a pieno carico era di 4 tonnellate con rimorchio. Carrozzeria in alluminio, tetto in tela, velocità 45 chilometri orari.

Il secondo, utilizzato dal gruppo “Pamir” derivava dalla C4F, concepita per essere completamente smontata e rimontata in caso di bisogno, dotata di un quattro cilindri in linea, monoblocco in ghisa e valvole laterali, messo a punto per essere efficiente con l’aria rarefatta delle alte quote. In entrambi i casi la propulsione era assicurata da cingoli flessibili ed il cambio era a quattro velocità con riduttore e dispositivo di bloccaggio sul differenziale. Il motore del primo era di 2.442 cc., 40 CV, 6 cilindri, quella del secondo di 1.628 cc, 30 CV.

L’unico autocingolato arrivato fino ai giorni nostri è lo Scarabée d’or (type P17, C4F) del gruppo “Pamir”: al rientro a Parigi fu esposto nel salone Citroën di Place de l’Europe, poi a Les Invalides e infine affidato al Museo dell’automobile de la Sarthe, nel Circuito della 24 Ore di Le Mans. Una replica si trova al Conservatoire Citroën.

L’Avventura Gialla è stata una vera dimostrazione dell’amore per le sfide e dell’audacia che contraddistingue il brand Citroën da più di cento anni, oltre a mettere in evidenza l’affidabilità e la robustezza dei veicoli impiegati, anche in condizioni ambientali mai affrontate prima di allora.

André era solito domandarsi: «Che cosa è più emozionante? Andare in capo al mondo o costruire un veicolo capace di andare in capo al mondo?» in ogni caso, con il suo Double Chevron è riuscito a fare entrambe le cose.